8) Fichte. Filosofia della storia.

Fichte ci presenta una concezione progressista della storia basata
sull'idea che il compito dell'umanit sia di organizzare i propri
rapporti con libert e secondo ragione. Quindi egli individua
cinque epoche fondamentali nella storia umana.
J. G. Fichte, I fondamentali tratti caratteristici dell'et
presente, 1806 (pagine 414-415).

Noi presupponiamo dunque alla nostra ricerca il concetto di un
piano del mondo, che, per la ragione esposta, io non debbo
dedurre, ma soltanto indicare. Io dico pertanto _ e con ci pongo
la prima pietra del costruendo edificio _che lo scopo della vita
terrena dell'umanit  che essa vi organizzi tutti i propri
rapporti con libert secondo ragione.
Con libert, ho detto, con la libert sua propria, con la libert
dell'umanit, prendendo quest'umanit come specie [_].
La vita terrena del genere umano si divide innanzi tutto, secondo
il concetto fondamentale stabilito, in due et ed epoche
principali: l'una, in cui la specie vive ed esiste senza aver
ancora organizzato i propri rapporti con libert secondo ragione;
e l'altra in cui realizza con libert quest'organizzazione
razionale.
Proseguiamo nella nostra deduzione cominciando dalla prima epoca.
Dal fatto che la specie non ha ancora organizzato con atto libero
i propri rapporti secondo la ragione, non segue che questi
rapporti non siano affatto regolati secondo ragione: la prima
affermazione non implica perci in nessun modo anche la seconda.
Potrebbe darsi che la ragione, di per s e con la propria forza,
senza intervento della libert umana, abbia determinato ed
ordinato i rapporti dell'umanit. Ed in realt le cose stanno
davvero cos. La ragione  la legge fondamentale della vita
dell'umanit, cos come di ogni vita spirituale, ed in questo e in
nessun altro modo dev'essere intesa in queste conferenze la parola
ragione. Senza l'attivit di questa legge un genere umano non pu
venire all'esistenza, o, se lo potesse, non pu, senza
quest'attivit, conservarvisi per un solo momento. Quando perci,
come nella prima epoca, la ragione non pu ancora essere attiva
mediante la libert, essa  attiva come legge e forza naturale; ma
in modo da penetrare e mostrarsi attiva nella coscienza, pur senza
comprensione dei motivi, e quindi nell'oscuro sentimento (cos
infatti chiamiamo la coscienza ignara dei motivi).
Per esprimerci brevemente ed in modo abituale: la ragione agisce
come oscuro istinto l dove non pu agire mediante la libert.
Cos essa opera nella prima epoca principale della vita terrena
del genere umano; col che questa prima epoca risulta determinata
pi da presso e con maggiore precisione.
Con questa pi precisa determinazione della prima epoca  in pari
tempo e per antitesi determinata pi da presso anche la seconda
epoca principale della vita terrena. L'istinto  cieco:  una
coscienza senza cognizione dei motivi. La libert quindi, in
quanto antitesi dell'istinto, conosce ed  chiaramente cosciente
dei motivi del proprio agire. Ma il fondamento assoluto e unitario
di questo agire della libert  la ragione: essa  pertanto
cosciente della ragione, di cui l'istinto non era cosciente.
Pertanto fra il dominio della ragione mediante il mero istinto, e
il dominio della medesima ragione mediante la libert, si
inserisce un termine medio fino ad ora sconosciuto: la coscienza
della ragione [_].
Quest'arte di organizzare il complesso dei rapporti dell'umanit
secondo la ragione in precedenza colta con la scienza...quest'arte
dovrebbe ora essere esercitata e applicata a tutti i rapporti
dell'umanit fino a che la specie non si presenti come una
perfetta riproduzione del suo eterno archetipo nella ragione; ed
allora lo scopo della vita terrena sarebbe raggiunto, e comparsa
la sua fine, e l'umanit entrerebbe nelle superiori sfere
dell'eternit.
[...].
Conformemente a questa esposizione esistono cinque epoche
fondamentali della vita terrena, ciascuna delle quali durer molto
tempo, dato che, prendendo ogni volta le mosse da singoli
individui, se ha da costituire un'epoca nella vita della specie
deve afferrare e penetrare gradualmente tutti; e cos amplier il
complesso di et apparentemente incrociantisi, ed in parte
sviluppantisi parallelamente. 1) L'epoca dell'incondizionato
dominio della ragione per mezzo dell'istinto: lo stato
dell'innocenza del genere umano. 2) L'epoca in cui l'istinto
razionale  trasformato in una autorit esternamente coercitiva:
l'et dei sistemi positivi della dottrina e della vita, che non
risalgono mai ai primi principi, e perci non sono mai in grado di
persuadere, ma che, per contro, desiderano costringere ed esigono
cieca fede e obbedienza incondizionata: lo stato del peccato
incipiente. 3) L'epoca della liberazione, immediatamente
dall'autorit imperante, mediatamente dal dominio dell'istinto
razionale e della ragione in generale in ogni forma: l'et
dell'indifferenza assoluta nei confronti di ogni verit, e della
piena licenza senza guida propria: lo stato della perfetta
peccaminosit. 4) L'epoca della scienza razionale: l'et in cui la
verit  riconosciuta come la cosa pi alta, ed amata sovra ogni
altra cosa: lo stato dell'incipiente giustificazione. 5) L'epoca
dell'arte razionale: l'et in cui l'umanit con mano sicura ed
infallibile si modella come riuscita riproduzione della ragione:
lo stato della perfetta giustificazione.
L'intero cammino che, conformemente a questo elenco, l'umanit
compie quaggi, non  per altro che un suo ritorno al punto in
cui si trovava all'inizio, e non ha altro scopo che il ritorno
all'origine.
[_].
Nessuno pi del filosofo  lontano dall'illusione che l'et faccia
notevoli progressi grazie ai suoi sforzi. Ciascuno, a cui Dio l'ha
concesso, deve certamente adoperare tutte le proprie forze per
questo scopo, non fosse che per lui stesso, e per rivendicare nel
flusso del tempo il posto che gli  stato assegnato. Il tempo
peraltro procede col suo passo sicuro e stabilito fin
dall'eternit, ed in esso nulla pu essere affrettato e forzato da
una singola forza. Solo l'unione di tutti, e in particolare
l'immanenza dell'eterno spirito dei tempi e dei mondi pu aiutare
a progredire.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1971, volume
diciassettesimo, pagine  1086-1091.
